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Philips OLED 934, recensione. Un TV bello, completo e di qualità

Philips porta sul mercato un televisore pensato per offrire oltre ad una eccellente resa video anche una superba qualità audio, grazie al Dolby Atmos e ad una soundbar creata da B&W. L’abbiamo provato.

L’audio è importante quanto il video, anzi, con un buon audio è stato più volte dimostrato che un televisore si “vede” meglio per il coinvolgimento emotivo dato da un sonoro di qualità, incisivo e avvolgente. Philips si gioca con il nuovo OLED 934 la carta B&W, storico audio inglese con il quale ha firmato una partnership negli scorsi anni. Sulla gamma precedente B&W era intervenuta solo in fase di tuning: i prodotti erano ormai fatti, non si poteva riprogettare nulla. Sul nuovo modello B&W ha disegnato invece la bellissima soundbar che si stacca dalla base, perfettamente integrata con il televisore e capace lei stessa, con la sua sagoma particolare, di diventare parte integrante del design del TV. Un design minimal come sempre, dove la cornice sottilissima del pannello OLED non si differenzia da quella degli altri produttori, anche il bordo in metallo che supporta il vetro è praticamente lo stesso. Philips è stata però intelligente e ha sfruttate due funzionalità uniche per costruire un design che non è facilmente copiabile: da una parte la soundbar, dall’altra l’ambilight, che con il TV installato a parete o appoggiato su una mensola toglie gli occhi dall’ormai “già vista” cornice del TV e li sposta verso le proiezioni colorate che si muovono sulla parete. Montato sullo stand, davvero elegante, il TV ha anche un piccolo angolo di rotazione che permette di girarlo leggermente verso destra o sinistra.

Il TV non è sottilissimo o meglio, è sottile quanto ogni OLED tuttavia per i montaggio a parete la staffa lo tiene leggermente separato e la stessa base, abbastanza profonda, non permette se appoggiato ad un mobile di tenerlo troppo a ridosso della parete. Due accorgimenti necessari per sfruttare al meglio la diffusione dell’ambilight.

Niente porte HDMI 2.1, ma non è un grosso limite

La posizione delle porte sul retro è decisamente intelligente, con le porte montata a filo in modo da non ostacolare installazioni particolari. Ormai tutti i televisori hanno “tutto”, quindi c’è ovviamente il doppio tuner T2 HEVC, c’è la porta di rete, ci sono le USB con una dose di corrente e banda adeguata per gestire anche hard disk e contenuti 4K e ci sono quattro porte HDMI, le uniche che forse interessano perché rappresentano una discriminante in fase di scelta.

Il Philips, come tutti gli altri TV del 2019 fatta eccezione per la gamma LG, ha ancora porte HDMI 2.0 e non porte HDMI 2.1. Non sarebbe un grosso problema se fossero implementate funzioni come la gestione del frame rate elevato da HDMI o il variabile refresh rate per il gaming, ma nessuna di queste porte le ha. Sono porte HDMI a piena banda, tutte capaci di accettare segnali 4K a 60 10 bit wide color, tutte con canale audio di ritorno e con un input lag che scende a circa 35 millisecondi quando si attiva la modalità gaming. 

Sul retro del TV c’è anche la connessione proprietaria per la soundbar: il numero di connettori e il tipo di connessione ci hanno lasciati un po’ perplessi, perché il cavetto è davvero sottile. Dove risiede l’amplificazione della soundbar, nel TV o nella soundbar stessa? Nel primo caso ci sarebbero dovuti essere diversi cavi capaci di portare i segnali amplificati ai vari speaker su diversi canali, di ampia sezione, ma non ci sono. Nel secondo caso oltre alla coppia di cavi per il segnale in ingresso ci sarebbe dovuta essere una alimentazione comunque generosa, ma non sembra esserci. Il consumo del Tv calibrato, circa 158 watt, lascia pensare che comunque l’amplificatore della soundbar non sia potente quanto quello di una normale soundbar esterna. 

Telecomando così così. E Chromecast ogni tanto fa i capricci

Il Philips 934 utilizza Android 9 come piattaforma di base, ed è davvero difficile distinguerlo da Android 8, la struttura è praticamente la stessa. Le prestazioni sono buone, non eccelse in termini di velocità, il sotto Android che avrebbe bisogno di un SoC un po’ più potente di quello che spinge le smart TV dei vari produttori. A complicare la situazione ci pensa poi il telecomando che Philips accompagna all’unità, dotato di microfono per Google Assistant e con tastiera sul retro da usare per inserire testi e password. La tastiera è indubbiamente utile in qualche caso, ma durante la normale esperienza TV l’avremmo usata un paio di volte. La parte frontale è una accozzaglia di tasti molto simili nelle dimensioni, e fortunatamente c’è il pad direzionale che aiuta almeno a moverai all’interno dei menu perché gli altri tasti, oltre ad essere simili e un po’ “diffusi”, non sono nemmeno troppo riconoscibili. Philips ha usato infatti una finitura che sembra quasi essere un grigio su grigio e capire cosa c’è scritto su ogni tasto se non c’è tanta luce non è semplice, si deve andare a memoria. 

L’interfaccia di Android 9 è come sempre costruita e appoggiata sul sistema operativo del TV, due sistemi che lavorano insieme: uno gestisce tutta la parte di impostazioni legata a video, audio, rete, l’altra gestisce la smart TV. La separazione dei due sistemi, che Sony ha cercato di ridurre al minimo, sul Philips è ancora netta e marcata, come resta anche un richiamo alla vecchia “App Gallery”, piattaforma smart di Philips usata sui TV pre-android. Alcune app, infatti, sono ancora inserite in questa piattaforma smart inclusa nella piattaforma smart.

La presenza di Android garantisce ovviamente la presenza anche delle app per Android Tv, e ci sono ovviamente Netflix, Amazon Prime Video, Rakuten, Chili, YouTube e DAZN, le app che un utente si aspetta. Per il resto c’è Chromecast, integrato e qualche volta un po’ capriccioso: in qualche caso infatti non prende lo streaming, in altri si comporta in modo strano.

Se si invia un contenuto da Netflix Chromecast richiede che Netflix sia configurato con lo stesso account sul TV, mentre se si fa la stessa cosa con Prime Video questo non viene richiesto. Con Now TV in molti casi abbiamo ricevuto un messaggio di errore, e anche con qualche altra app non è stato facile far partire lo stream di Chromecast. Non è la prima volta che capita con la piattaforma Chromecast di Android TV, che meriterebbe un po’ più di attenzione da parte di Google. 

La cosa bella, in relazione al software, è la disponibilità di Philips ad aggiornare regolarmente il sistema e la piattaforma: ci sono TV negli anni passati che hanno ricevuto decine di aggiornamenti per bugfix, sicurezza e per aggiungere funzioni. 

Sintonia facile, ma Hbb a volte è troppo lento

Le operazioni di sintonia avvengono da un’unica schermata per digitale terrestre e satellite, per quest’ultimo poi c'è la complicazione del doppio sintonizzatore che impone un ulteriore passaggio. Per il dtt operazioni abbastanza rapide con buona sensibilità e fase di risoluzione conflitti LCN per poter assegnare i canali Mediaset HD la posizione migliore. Sul satellite, una volta individuato Hot Bird come fonte di segnale, l’apparecchio ci chiede di scegliere il pacchetto LaTivù anziché la corretta definizione Tivùsat, ma il risultato è lo stesso e la lista è probabilmente precaricata perché viene visualizzata molto rapidamente. Il passaggio dal dtt al satellite necessita del richiamo del menù sorgenti con tasto dedicato del telecomando. La cam Tivùsat viene riconosciuta rapidamente mentre lo zapping sui canali 4K lamenta qualche secondo di attesa, ma meno di altri concorrenti. Per quanto riguarda i contenuti Hbb l’applicazione Rai si apre con una certa lentezza nel caricamento, molto più rapido l’accesso a Mediaset Play e a Dplay; nessun contenuto invece da Sportitalia e non si apre nemmeno Tivùon tramite Mediaset Play, con la comparsa di un messaggio di errore sullo schermo.

L'audio è targato B&W. E si sente

La sezione audio di questo televisore è rappresentata da una vera e propria soundbar separata che si fissa sotto allo schermo del televisore e ne diventa la base quando il tv è poggiato su un ripiano, anche il collegamento di segnale al tv è separato tramite un connettore proprietario che va maneggiato con cura perché non proprio robustissimo nella zona vicino al terminale. La soundbar separata del prestigioso marchio britannico è una soluzione esclusiva che potrebbe diventare un vero criterio di scelta verso questo tv.

Ma partiamo dai dati tecnici dichiarati: nella soundbar troviamo un sistema stereo con subwoofer integrato e potenza complessiva di 50 watt RMS. Gli altoparlanti utilizzati sono un midwoofer e un tweeter per canale oltre a un subwoofer, l’accordo reflex è posteriore. Il tv è compatibile con il Dolby Atmos e ha numerose impostazioni possibili. Nel menù dedicato si possono impostare le consuete varianti DSP per film, musica, parlato oppure una posizione AI dove è il tv a scegliere la migliore configurazione in base al tipo di programma da riprodurre; una ulteriore posizione personale consente di inserire il Dolby Atmos e impostare un equalizzatore a cinque bande. La qualità del diffusore impone di dedicare del tempo a queste impostazioni se si vogliono raggiungere i migliori risultati. Inoltre il diffusore permette di cogliere molto bene le differenze di qualità tra le diverse emissioni, complicando la situazione e mettendo in luce anche i difetti. Quindi bisognerà sempre scegliere un canale tv HD o UHD e uno streaming della qualità migliore possibile. Detto questo la qualità audio generale è molto buona, con bassi importanti ma mai rimbombanti e voci ben calibrate, sugli acuti invece dipende molto dalle impostazioni perché la resa si può indurire se si alza troppo il volume. In tema di surround si può notare una precisa collocazione degli effetti frontali ma di effetti surround francamente ce ne sono pochi. Impostando la posizione film qualcosa in più si percepisce ma si poteva fare di più.

L’inserimento del Dolby Atmos non porta particolari benefici, anche riproducendo film in blu-ray con questa codifica e manca l’impatto dei più forti effetti speciali che potrebbe dare solo un subwoofer separato (collegabile in opzione). Con contenuti musicali non si può gridare al miracolo e anzi gli acuti possono diventare prevalenti. Tutto sommato conviene impostare la posizione AI che trova quasi sempre il miglior compromesso senza dovere ogni volta cambiare le impostazioni, comunque l’impronta sonora di B&W è avvertibile e giustifica il supplemento di prezzo del tv: il suono è corposo e nitido, non si fa notare con effetti speciali o rimbombi ma si apprezza con tutti i tipi di programma.

Ottima calibrazione e una perfetta gestione delle ombre

Il pannello del Philips 934 è lo stesso identico pannello che LG consegna anche agli altri produttori, e lo si capisce subito dal riflesso che produce quando lo mettiamo nella nostra sala prove. Un pannello che ogni produttore gestisce poi a seconda dei propri gusti agendo sul controller e sul limitatore di luminosità che consente di regolare il picco raggiungibile. In questo caso il TV ha fatto registrare livelli di luminosità simili a quelli dei modelli dello scorso anno, circa 900 nits su un’area molto piccola, 730 nits al 10% di finestra e 140 nits con lo schermo tutto bianco. Valori allineati a quelli degli altri produttori, e non devono preoccupare più di tanto: non si arriverà mai con questa generazione di pannello ad avere né una luminosità di picco maggiore e neppure un volume colore maggiore. 

Il TV gestisce HDR 10+ e Dolby Vision, e come sempre Philips ha un approccio totalmente diverso per quelli che sono i parametri di visione rispetto a una Panasonic o a Sony. Il TV usa un processore P5 di ultima generazione e i responsabili della qualità del TV sono talmente fiduciosi nelle prestazioni del processore P5 che i vari filtri di miglioramento dell’immagine sono attivi un po’ su tutti i profili, inclusi quelli ISF giorno e notte che dovrebbero essere i due profili destinati alla visione da “purista”.

Qualcuno potrebbe anche apprezzarli, noi li abbiamo praticamente eliminata fatta eccezione in qualche caso per la compensazione del moto che abbiamo portato al minimo. Fatto questo il televisore mostra una eccellente resa, e quello che colpisce è anche la buonissima calibrazione di fabbrica. Philips all’interno dei menu permette di agire su ogni parametro, ha una regolazione della linearità su 20 punti, ha un CMS completo, ma trattandosi di un TV privo di funzioni di calibrazione automatiche lo abbiamo provato tenendo questo in considerazione, quindi senza cercare una calibrazione manuale. Lo abbiamo guardato come Philips lo vende, e il profilo ISF offre una resa davvero soddisfacente quando si guardano contenuti SDR mentre con materiale HDR consigliamo la scelta del profilo “Movie”, il profilo ISF tende infatti a limitare la luminosità rendendo l’immagine meno dinamica e pungente di quella che è realmente.

Ottimo il controllo nella parte bassa, quella zona attorno al 5% di bianco dove i TV OLED soffrono solitamente di un po’ di banding: il nostro esemplare era incredibilmente pulito, e il controllo sulle basse luci, anche nel near black, accurato e preciso. 

Molto buono anche il livello raggiunto in fase di upscaling del processore: sia con la TV sia con contenuti da sorgente esterna, decoder Sky o console da gaming, la trasformazione del segnale da Full HD a 4K è impeccabile. Un traguardo questo raggiunto ormai da tutti i TV.

Nel complesso ci troviamo davanti ad un TV che si vede benissimo, a patto di disattivare tutti i filtri di cui questo TV dispone, che come da tradizione sui TV Philips sono tanti e non sempre piacciono a chi preferisce guardare la TV al naturale.

Siamo arrivati ad un livello dove il “si vede meglio di questo o di quello” è relativo: da anni abbiamo davanti lo stesso pannello e chi negli scorsi anni aveva staccato gli altri quest’anno è stato raggiunto. Un Philips 934 non è affatto diverso da un Sony o da un LG se prendiamo il TV, lo tiriamo fuori dalla scatola, spegniamo qualche filtro e lo mettiamo in modalità “film”. Per vedere differenze sui TV OLED di oggi, comunque marginali, serve una calibrazione precisa, materiale di qualità e anche una certa sensibilità che non tutti hanno.

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Recupero dati senza danneggiare l'unità

Come provare a recuperare dati da un'unità di memorizzazione (hard disk o SSD) senza rischiare di causarvi ulteriori danni.

Per effettuare il recupero dati da un supporto di memoria che non risulta più accessibile o che presenta problemi a livello di file system, il modo migliore per procedere consiste nel creare un'immagine settore per settore del contenuto dell'unità.

Avviando il dispositivo da un supporto di boot quindi salvando tutto il contenuto dell'hard disk o dell'unità SSD sotto forma di un file d'immagine (ovviamente in un'unità esterna oppure in un supporto di memorizzazione installato come secondario), si potranno tentare operazioni di recupero dati con diversi software "ad hoc" senza rischiare di danneggiare l'unità di partenza.

Salvare tutto il contenuto dell'hard disk o dell'SSD come file d'immagine, consentirà - previa operazione di montaggio - di lavorare senza difficoltà come se si stesse operando sul supporto di memorizzazione oggetto del recupero dati.

Per tentare di recuperare dati da un hard disk o un SSD, è possibile usare il buon vecchio HDD Raw Copy Tool, un'utilità portabile che consente di creare una copia speculare (immagine settore per settore) di qualunque dispositivo di memorizzazione.

Suggeriamo, innanzi tutto, di creare un supporto di avvio Win10PXE facendo riferimento alle indicazioni riportate nel nostro articolo Windows PE: avviare il sistema operativo da un supporto di emergenza.

Prima di creare il file ISO, è indispensabile scaricare questo file compresso ed estrarne tutto il contenuto nella cartella C:\WIN10XPE\Projects\MyPlugins\Apps\Recovery.

In questo modo si aggiungeranno le utilità HDD Raw Copy Tool, Test Disk, Photorec e Unstoppable Copier al supporto di avvio Windows PE creato con Win10XPE.Utilizzando il file ISO si potrà alla fine generare la chiavetta USB avviabile .

Dopo aver avviato il sistema dal supporto di Win10XPE, ci si troverà dinanzi a un ambiente di lavoro simile a quello riprodotto in figura.

Cliccando sul pulsante Start quindi su Tutti i programmi, Recovery, HDDRawCopy, si dovrà indicare l'unità sulla quale si vuole tentare il recupero dati.

Agendo sul pulsante Continue, si dovrà quindi fare doppio clic su FILE, Double click to open file e indicare in quale unità si desidera memorizzare l'immagine settore per settore del disco scelto in precedenza.

Il passaggio seguente consiste nello scegliere .img come formato preferito per l'immagine e nello specificare un percorso di memorizzazione in un'unità diversa da quella oggetto d'intervento. Assicurarsi di aver collegato al sistema un'unità di memorizzazione con una capienza residua superiore alle dimensioni dell'hard disk o dell'SSD di cui si sta creando l'immagine settore per settore.

Dopo aver fatto clic sul pulsante Start, se tutto andrà per il verso giusto, si dovrebbe veder comparire una schermata simile a quella in figura.

A questo punto, premendo la combinazione di tasti Windows+R quindi scrivendo Y:\Programs\testdisk-7.2-Wip\testdisk_win.exe D:\HDIMAGE.img, si potrà avviare l'utilità Test Disk per il recupero di file cancellati e di partizioni inaccessibili.

Al posto di D:\HDIMAGE.img andrà ovviamente indicata l'immagine creata in precedenza con HDD Raw Copy Tool.

Una volta scelto la tipologia di tabella delle partizioni utilizzata dall'hard disk o dall'SSD e replicata in modo speculare nel file d'immagine .img, si potrà selezionare Analyse per tentare il recupero di partizioni perse o inaccessibili. Scegliendo invece Advanced si potrà navigare il file system alla ricerca degli elementi da ripristinare.

Selezionando la partizione d'interesse quindi File undelete nella parte inferiore della finestra, si potrà accedere alla lista degli elementi recuperabili; List permette di "navigare" il file system portandosi nelle cartelle in cui erano salvati i file da recuperare (il tasto "c" consente di copiare altrove i file selezionati).

Chi volesse utilizzare l'interfaccia grafica del software per il recupero dati PhotoRec, può fare clic sul menu Start, su Tutti i programmi, Recovery, QPhotoRec.

Dal menu a tendina Selezionare un supporto dal quale eseguire l'operazione di recupero, si dovrà scegliere la voce Aggiungere un'immagine raw del disco quindi specificare il file .img creato in precedenza.

A questo punto sarà sufficiente scegliere le partizioni da esaminare (oppure selezionare No partition per analizzare il contenuto dell'intero disco; o meglio, della sua immagine settore per settore), confermare il tipo di file system utilizzato e indicare la cartella in cui salvare i file recuperati (pulsante Naviga).

Con un clic sul pulsante Cerca si avvierà l'attività di scansione del file d'immagine e il recupero dei dati ancora leggibili.

Durante il processo di recupero dati, QPhotoRec indica le varie tipologie di file che sono stati correttamente ripristinati.

In Windows, per montare file .img, è possibile utilizzare l'ottimo OSFMount che, tra le altre cose, consente di intervenire in lettura e scrittura sul contenuto di tali file d'immagine.

Le procedure qui illustrate non vogliono ovviamente sostituirsi ai servizi di recupero dati professionali basati sull'utilizzo della camera bianca. Interventi evoluti possono infatti consentire di recuperare un ventaglio di dati notevolmente maggiore. Società che si occupano del recupero dati a livello business sono in grado ad esempio, proprio grazie alla camera bianca, di aprire gli hard disk in sicurezza, senza rischiare un'ulteriore perdita di dati dovuta ad esempio alla polvere che si deposita sui piatti del disco rigido.

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Apple rilascia la beta 4 di iOS 13.3, iPad OS 13.3, watchOS 6.1.1 e tvOS 13.3

Da pochi minuti, ad un’ora del tutto inusuale rispetto al solito, Apple ha rilasciato la nuova beta 4 di iOS 13.3, iPad OS 13.3, watchOS 6.1.1 e tvOS 13.3

Tutte le beta in oggetto sono al momento disponibili unicamente per sviluppatori ma come suggerito da 9to5mac è probabile che nelle prossime ore possa fare la sua comparsa anche qualche beta pubblica.

Per accedere alle beta per sviluppatori ricordiamo che è necessario essere in possesso di una sottoscrizione attiva al programma Apple Developer, che consente l’accesso al programma beta e quindi alla possibilità di installare le nuove release.

Al momento sembra che queste nuove beta portino solamente bugfix e aggiornamenti alle prestazioni, il che ci porta a pensare che Apple sia ormai pronta per il rilascio pubblico dei nuovi minor updates dei suoi sistemi operativi. Vedremo nei prossimi giorni

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È STATO ANNUNCIATO IL PRIMO SMARTPHONE CON DISPLAY A 240 HZ!

Il mercato smartphone ci ha già dato l'occasione di testare diversi display con refresh rate elevati, solitamente si parla di 90 Hz o 120 Hz (chi si ricorda del Razer Phone 2?). Tuttavia, ora un nuovo concorrente sembra voler alzare l'asticella, dato che è stato annunciato il primo dispositivo con schermo a 240 Hz.

In particolare, stando anche a quanto riportato da Gizchina, il primato spetta a Sharp con il suo nuovo smartphone chiamato AQUOS Zero2. Il dispositivo monta infatti un pannello OLED da 6,4 pollici con risoluzione Full HD+ (2340 x 1080 pixel) e ovviamente un refresh rate di 240 Hz. Per chi non lo sapesse, stiamo parlando di un valore che solitamente si trova nei più costosi monitor da gaming per PC.

Se vi state già chiedendo come sia possibile sfruttare questo schermo, dovete sapere che Sharp ha sviluppato una tecnica software in grado di inserire un fotogramma artificiale di colore nero per ogni fotogramma reale. In questo modo, è possibile riprodurre a 240 Hz un contenuto inizialmente pensato per i 120 Hz. Tuttavia, gli sviluppatori dovranno in ogni caso aggiornare le proprie applicazioni per supportare questa tecnologia e non possiamo quindi sapere quale sarà effettivamente il supporto.

Per quanto riguarda le restanti caratteristiche tecniche, troviamo un processore octa-core Qualcomm Snapdragon 855, una GPU Adreno 640, 8GB di RAM, 256GB di memoria interna UFS 3.0, una dual camera posteriore da 12,2MP (f/1.7, grandangolare) + 20,1MP (f/2.4, super grandangolare), una fotocamera anteriore da 8MP e una batteria da 3130 mAh. Non mancano tutte le connettività del caso, dal Wi-Fi 802.11 a/b/g/n/ac alla porta USB Type-C.

Per il momento il dispositivo sembra essere pensato per i mercati taiwanese e giapponese. Non si conosce ancora il prezzo di vendita.

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Huawei Band 4 Pro ufficiale: squadra che vince non si cambia

Huawei Band 4 Pro è ufficiale a poco più di un anno di distanza dal precedente modello: chi aspettava un cambiamento significativo della smartband del produttore cinese resterà però deluso, perché, schede tecniche alla mano, le differenze estetiche sono scarse e l'hardware è rimasto sostanzialmente invariato. Una differenza documentata riguarda le colorazioni disponibili nera, rossa e rosa - solo nero e blu per la precedente Band Pro.

Le novità, un po' come avvenuto nel passaggio da Honor Band 4 a Honor Band 5 (qui la nostra recensione), sono riconducibili principalmente al software, alle ottimizzazioni ed ai cambiamenti dell'interfaccia utente. Band 4 Pro ripropone comunque i punti di forza del precedente modello: è dotata di GPS, può calcolare il livello di ossigeno nel sangue, monitora il battito cardiaco con la tecnologia TruSeen giunta versione 3.5 (3.0 nella Band 3 Pro) e può essere usata con smartphone Android (4.4 e versioni successive) e iOS (9.0 e successive).

Lo schermo è sempre a colori, un AMOLED da 0,95" con risoluzione da 240 x 120 pixel, circondato da una cornice metallica; il cinturino è in silicone, mentre il peso complessivo è di 25 grammi. Sono presenti l'interfaccia Bluetooth 4.2, il chip NFC (quanto meno nella versione lanciata in Cina), e un sensore di accelerazione a 6 assi. Nessuna variazione nemmeno sul fronte della batteria rispetto ad Honor Band 3 Pro - ha sempre una capacità di 100 mAh, ma non è da escludere che le modifiche software permettano di migliorare l'autonomia - e per quanto riguarda il grado di impermeabilità (sempre 5ATM, da intendere correttamente).

Huawei Band 4 Pro è disponibile in preordine a partire da oggi, 5 dicembre, in Cina, mentre l'effettiva disponibilità è prevista per il 12 dicembre. Il prezzo è di 399 yuan, ovvero circa 50 euro al cambio diretto, tasse escluse. Si potrebbe ipotizzare anche un arrivo sul mercato europeo, ma tempistiche e prezzi sono da definire - per avere un parametro di riferimento, il precedente modello è stato venduto in Italia a 99 euro, quindi viste le affinità è possibile prevedere una cifra analoga.

Nell'attesa potrebbe non essere un'idea sbagliata approfittare del calo di prezzo che ha ricevuto il precedente modello.

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